Assago: la felicità può essere letale?

Assago: la felicità può essere letale?

“A casa con un coltello provai a ferirmi ma non ci riuscii, lo feci perché mi sono operato alla schiena e sono stato male…cosi’(al Carrefour) ho preso un coltello per ferirmi, avevo intenzione di colpirmi”;

“Ho visto le persone e ho deciso di colpirle per sopprimere la mia rabbia. Se devo descrivere il mio sentimento era invidia: perché le persone che ho colpito stavano bene, mentre io stavo male. Ritengo di avere un tumore e dover morire”;

“Mi sembra impossibile aver fatto quello che ho fatto”;

“In passato ho avuto rabbia per motorini o bici del Comune. Mi sembra impossibile aver rovinato la mia vita e quella delle persone che ho ucciso e ferito. Sono pazzo”.

Andrea Tombolini.

46 anni.

Problemi psichiatrici.

Ipocondria.

Autolesionismo. E non.

Spesso sentiamo parlare di raptus omicida, delitti così efferati a cui non si riesce a dare una spiegazione. A volte, avvengono in così poco tempo che non c’è tempo per realizzare cosa sta accadendo. Sono delitti incomprensibili e ingiustificati che associamo quasi sempre alla pazzia e alla follia. A tutti quegli stati mentali che si discostano dalla “normalità”.

Ma è possibile che una persona passi all’improvviso da uno stato di tranquillità a compiere un brutale omicidio?

Generalmente, la psichiatria e la criminologia sono d’accordo nel ritenere quasi impossibile un cambiamento così repentino dei processi cognitivi di una persona. C’è sempre un vissuto dietro, una storia che caratterizza l’individuo e che aiuta a comprendere meglio l’epilogo.

Di fatti Tombolini sembra avere una storia passata di problemi psichiatrici, anche se forse non così evidenti. Era stato aggressivo con i genitori anziani, recentemente, per cui era stato necessario l’intervento delle Forze dell’Ordine. Lui stesso ha confessato di aver avuto problemi di gestione della rabbia e che era solito scaricare la sua frustrazione e le emozioni negative rompendo o scagliando oggetti. Ultimamente parlava di suicidio, ha tentato di ferirsi perché credeva di meritarlo. Alcuni pensieri ossessivi si erano instaurati nella sua mente, era convinto di essere malato, di avere un brutto male. Poi quel giorno, al Carrefour di Assago, qualcosa si è acceso nella sua mente, come una furia, questione di secondi e quella indole autodistruttiva è stata diretta altrove. Ha seminato il panico, ferito e ucciso delle persone solo perché “erano più felici” di lui.

Nella psichiatria forense, quando si verifica una consistente carenza nel controllo degli impulsi, è opportuno considerare l’incapacità di intendere e di volere. Tombolini di fatti, durante i primi interrogatori era in stato confusionale e farfugliava cose. Gli psichiatri considerano il raptus una manifestazione estrema di alcuni disagi e malattie pregresse, che culminano con un blackout mentale.

È come se il cervello andasse in avaria, guidato da una forza esterna che lo spinge a perdere il controllo.

Un noto psichiatra, Ugo Fornari, sottolinea, invece, l’importanza nel saper distinguere un disturbo mentale da un disturbo di personalità. Il raptus, secondo Fornari, è un gesto compiuto da persone con disturbi di personalità, con stati emotivi complessi e che possono avere una componente patologica, ma che non li privano della capacità di intendere e di volere. Dopo il raptus, Tombolini ha ripreso la sua lucidità provando un senso di colpa, reale o meno, per le azioni commesse. “Oggi le persone socialmente pericolose sono per lo più sane”. Questo significa che “si può impazzire”, si possono quindi commettere reati in un momento di scompenso psicotico. “Ma è molto raro, perché la maggior parte dei malati di mente non commette crimini violenti”.

Si tratta forse di disturbo di personalità quello da cui è affetto Tombolini?

E’ angosciante sapere che nessun posto è più sicuro, ma ancor più angosciante è la consapevolezza che il sistema sanitario è fallibile, che talvolta è difficile capire fino a dove può spingersi la mente umana. E’ pericoloso o no? E’ necessario il TSO o no? Può essere salvato o no? 

Tombolini, ad oggi, non è in carcere. Per lui è stata proposta la custodia cautelare in luogo di cura (Ospedale San Paolo) nell’attesa di una perizia psichiatrica che possa accertare la sua capacità di intendere e volere nel momento dell’accaduto e propendere per l’imputabilità in un senso o nell’altro.

 A cura della Dott.ssa Valentina Gargiulo

 

Fonti

Il “raptus omicida” esiste veramente? (servicematica.com)

Chi è Andrea Tombolini, l’aggressore al Carrefour di Assago | Sky TG24

L’assalitore di Assago: “L’ho fatto perché ero invidioso della vita degli altri”. Ecco il video dell’agguato – La Stampa



2 Responses

  1. Oltre al sistema sanitario (sicuramente) fallibile, un altro grosso problema sarà la perizia psichiatrica. I periti non sempre si confrontano con gli operatori sanitari dei pazienti, quando questi sono già in carico al CSM, e ne risulta spesso una perizia in contrasto con la cartella clinica. Mi è capitato di recente di vedere un paziente schizofrenico che ha rari e brevi momenti di compenso venire dichiarato dal perito in grado di intendere e di volere al momento del fatto, in totale disaccordo con il parere dei curanti, ai quali certamente non spetta il giudizio sulla capacità di intendere e di volere, ma rappresentano una fonte di conoscenza clinica del paziente che non può certamente essere ignorata.
    Anche sul concetto di pericolosità, se ci riferiamo alla pericolosità sociale, si potrebbe aprire un dibattito infinito, trattandosi di un giudizio prognostico, e quindi di per sé fallibile, che spetta comunque al Giudice (ma spesso lo si chiede ai clinici, i quali purtroppo a volte ci “cascano”).
    È vero che molte persone socialmente pericolose non hanno disturbi psicotici, ma è anche vero che vi sono disturbi di personalità molto gravi con scompensi psicotici frequenti, e ciò rende assai complicato giudicare la loro imputabilità, senza contare che gli scompensi capitano anche a noi presunti “sani”, e il fatto di poter cadere preda in prima persona di uno stato mentale che ci rende potenziali carnefici, è forse ciò che ci angoscia di più.

    • Sono d’accordo con te nel ritenere che la questione dell’imputabilità sia molto delicata e che i ruoli a volte si “confondano” nel doverla valutare.
      Fornari stesso sostiene ci sia un abisso tra il disturbo di mente e il disturbo di personalità. E che lo schizofrenico, rientrando nel primo caso, tendenzialmente non compie crimini violenti, anche quando è scompensato. Sottolinea che è raro che ciò avvenga, ma non impossibile. Quindi è importante valutare in maniera approfondita caso per caso.
      Del resto, quando uno generalmente “sano” ha uno scompenso che può degenerare in un blackout e quindi in una potenziale azione criminosa, che significa? Che siamo potenzialmente tutti dei criminali o malati di mente? Si potrebbe essere. La mente umana è cosi complicata che a volte si accende e si spegne in un lampo.
      Come dici anche tu, spesso il problema è la mancanza, volontaria o no, di una comunicazione efficiente tra le parti. Spesso si rischia di assolvere o considerare non pericoloso qualcuno che in realtà lo è e viceversa.
      Si potrebbero aprire si dibattiti infiniti su più questioni.

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