Disturbo e Devianza: sono la stessa cosa?

Ancora una volta, la politica ha fatto un grosso inciampo e dimostra di non avere la minima conoscenza riguardo la salute mentale o di cultura psicologica.

Ultimamente, hanno fatto grande scalpore le affermazioni dell’on. Giorgia Meloni, la quale ha racchiuso nel concetto di devianze una serie di disturbi che non rientrano affatto in tale categoria: alcolismo, droga, tabagismo, ludopatia, autolesionismo, obesità, anoressia, bullismo, hikikomori, baby gang. Oltre a ciò, ha dichiarato che sport e stili di vita sani rappresenterebbero la migliore cura. La controparte politica, Enrico Letta, non ha migliorato la situazione, anzi: invece di chiarire e fare le giuste distinzioni riguardo le affermazioni della Meloni, ha invece esordito sui social con l’hashtag #VivaLeDevianze, e scrivendo un post in cui considera devianze e differenze (culturali, di genere, etniche etc.) la stessa cosa. Ora proveremo noi a rendere più comprensibile cosa siano i disturbi e le devianze.

Innanzitutto è opportuno chiarire che i disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono malattie mentali molto complesse caratterizzate da un rapporto disfuzionale con il cibo. Al di sotto dei disturbi alimentari vi sono diverse problematiche legate all’ambito relazionale e affettivo. Infatti la psicoanalisi sostiene che alla base dei DCA vi siano carenze affettive, problematiche legate all’attaccamento, difficoltà di regolazione emotiva, ecc che vengono riversate nel proprio corpo (Caretti e La Barbera, 2010). L’anoressia interessa sia le donne che gli uomini (seppur in maniera minore); essa infatti rappresenta una delle maggiori cause di morte di ragazze fra i 12 e i 25 anni come emerge dai dati ISTAT (Pompili et al., 2003). Trattare i DCA è un lavoro complesso, serve molto più dello sport, infatti i diversi centri che si trovano in tutta Italia specializzati alla cura dei DCA sono composti da un’equipe multidisciplinare composta da: medici, psichiatri, nutrizionisti, dietisti, psicologi, psicoterapeuti e, nei casi più gravi, potrebbe essere necessario un ricovero. 

Alcolismo e droga rientrano all’interno delle dipendenze e si basano su un uso ossessivo, impulsivo e compulsivo della sostanza di cui si è dipendenti (Caretti e La Barbera, 2010).  Gli eventi scatenanti o che sottostanno all’istaurarsi della dipendenza possono essere molteplici: difficoltà di regolazione emotiva e affettiva oppure aver vissuto un evento traumatico (es. rapina, stupro, incidente stradale, ecc.). Si tratta, quindi, di eventi che scompensano il normale stato della persona e hanno un impatto talmente forte che, affinché possa essere “sopportato” il carico emotivo, si ricorre all’uso della sostanza la quale fungerà da anestetico. Anche in questo caso, come per i DCA, la cura non è di certo il solo sport. È opportuno procedere con una disintossicazione dalla sostanza, supporto psicologico, psicoterapia e farmacoterapia; il lavoro che si effettua con i soggetti dipendenti è molto delicato in quanto possono essere presenti delle ricadute oppure la sostituzione dell’oggetto di dipendenza (ad es. passare dall’alcol al farmaco per alleviarne i sintomi dell’astinenza).

Quando si parla di devianze o, più spesso, comportamenti a rischio, facciamo riferimento ad un insieme di azioni che possono avere conseguenze negative dirette sia sull’individuo che su terzi. Come afferma Pasqua (2001) possono includere «bere, fumare, rapporti sessuali non protetti, guida pericolosa» etc. oppure comportamenti che vengono effettuati spesso in gruppi come atti di vandalismo, furti e altri generi di delinquenze. Questo genere di comportamenti vengono evidenziati soprattutto in individui in fase adolescenziale, fase in cui ragazzi/e sperimentano, si mettono alla prova con se stessi e gli altri per una serie di motivi, specialmente per desiderabilità sociale, cioè il voler farsi accettare dal gruppo dei pari, stare al centro dell’attenzione oppure per una ricerca di sensazioni nuove e stimolanti (sensation seeking in Zuckerman). Inoltre, secondo Caroli et al. (2011), alla base dei comportamenti a rischio c’è anche un bisogno sempre maggiore di sentirsi adulti, affermare sempre più il proprio sé, la propria autonomia e allo stesso tempo sfuggire dalla realtà circostante.

Oltre a ciò, bisogna tenere conto che genere di rappresentazione hanno i ragazzi/e del rischio e in che modo lo processano: in una fase delicata come l’adolescenza, si tende spesso a calibrare meno la portata e le conseguenze che possono avere determinate condotte rischiose e fare valutazioni più superficiali, rispetto a quando si è adulti. Le euristiche, infatti, sono processi cognitivi che ci permettono di semplificare ampiamente la realtà, sono scorciatoie che eludono processi più complessi, basandosi più su informazioni, a volte superficiali, che abbiamo immagazzinato durante le nostre esperienze.

Attualmente, durante il periodo pandemico, si sono notate correlazioni di un aumento dei comportamenti a rischio in relazione ad un evento traumatico come lo è stato l’emergenza Covid-19- Binik et al. (2021), evidenziano come, ad esempio, in Lombardia per prevenire l’incidenza di questi comportamenti sono stati attivati progetti come Unplugged, Life Skills Training Program per potenziare le risorse emotive, relazionale, cognitive dell’individuo (empowerment) o la Peer Education per contrastare violenza, bullismo, consumo di sostanze stupefacenti.

 

Dott.ssa Martina D’Alba

Dott. Simone Nastasi

 

BIBLIOGRAFIA

Binik, O., Caprioglio, M., Frigerio, V., Impagliazzo, L., Donadini, A., & Catanoso, G. (2021). Emergenza Covid19: dati di ricerca per riorientare i programmi di prevenzione dei comportamenti a rischio. RASSEGNA ITALIANA DI CRIMINOLOGIA, (4), 329-343.

Caretti, V., & La Barbera, D. (2010). Addiction. Aspetti biologici e di ricerca. Raffaello Cortina Editore.

Caroli, S., Caviglia, M. L., Dematteis, P., Fenocchio, C., Furno, A., & Martino, S. (2011) Indagine circa gli schemi finzionali posti alla base dei comportamenti a rischio in adolescenza.

Pasqua, M. (2001). Il senso del rischio e devianza minorile. Psicologia e.

Pompili, M., Mancinelli, I., Girardi, P., Accorra, D., Ruberto, A., & Tatarelli, R. (2003). Suicidio e tentato suicidio nell’anoressia nervosa e nella bulimia nervosa. ANNALI-ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA39(2), 275-282.

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