Il colloquio criminologico

«Una tecnica di comunicazione, che si svolge in una situazione istituzionale, che ha come antecedente il fatto che l’intervistato abbia commesso un reato e come scopo quello di fornire, ad altri che hanno autorità su di lui, informazioni sulla sua personalità in relazione alla genesi e alla dinamica del reato, alle indicazioni per il suo trattamento, ed alla previsione del comportamento futuro»

Merzagora (1987)

Il colloquio criminologico rappresenta lo strumento di intervento principale del criminologo al fine di individuare le qualità della personalità di un soggetto. Capendo quali sono le caratteristiche proprie del reo possiamo stilare dei protocolli che permettono alle Forze dell’Ordine di prevenire determinate tipologie di reato, o nel momento in cui vengono commessi andare a ricercare tra le categorie i soggetti che potrebbero avere più caratteristiche compatibili per quel crimine. A livello di indagine investigativa i criminologi diventano un ottimo strumento.

L’obbiettivo del colloquio criminologico è analizzare i seguenti aspetti: 

  • Criminogenesi: aspetti individuali e sociali che hanno portato il soggetto a commettere il reato;
  • Criminodinamica: la sequenza cronologica delle azioni costituenti l’idea criminale e con quale modalità si è sviluppata;
  • Pericolosità sociale: previsione sulla probabilità di recidiva.
  • Indicazione del trattamento: il criminologo durante il colloquio valuterà la possibilità del reo di essere inserito in un programma trattamentale che poi sarà preso in carico dallo psicologo e da eventuali strutture riabilitative.

Quello che ci interessa è capire anche la carriera criminosa del reo indagando se sono avvenuti fatti criminosi all’interno dell’ambito famigliare. Si andrà a vedere se c’è stata una carriera scolastica o se questa è stata interrotta a favore di quella lavorativa, i motivi per cui è stata interrotta, se sono stati imposti dall’esterno o voluti dall’interno. Si andrà ad analizzare l’ambiente culturale e sociale in un’ottica sociologica, se c’è stato un supporto anche a livello della comunità o se il soggetto era abbandonato a sé stesso. Attraverso l’analisi delle difficoltà incontrate dalla persona nella propria esperienza di vita, inoltre, avremo degli indicatori fondamentali che ci permetteranno di capire dove ci sono stati dei gap emotivi e comportamentali che non hanno permesso alla persona di gestire queste situazioni in modo critico e costruttivo. Un altro aspetto fondamentale è la visione del futuro, gli scopi che si era prefissata, capire le ipotesi che quella persona fa su sé stessa e sulla propria vita, che possono essere ideali e quindi non rientrare della realtà.

La finalità della perizia criminologica è quella di indagare tutti questi aspetti anamnestici, per cui si andrà a valutare qual’è stato il punto critico in cui la persona ha ceduto ad azioni criminose non riuscendo a trovare strategie alternative. Si andrà a determinare per quale motivo altri fattori non hanno inibito questa sua azione. A tal proposito si indagheranno:

  • Le motivazioni personali;  
  • Come mai hanno fallito le risorse sociali esterne, perché sono state più deboli rispetto alle motivazioni della personalità;
  • Perché il soggetto è arrivato a concepire l’azione antisociale come l’unica possibile per far fronte ad una situazione che stava vivendo, e come mai questa è stata l’unica soltanto a poter soddisfare quel bisogno personale individuale (che magari arriva da una disgregazione famigliare);
  • La criminodinamica, se c’è stata una progettualità nel commettere il reato o è stato un agito impulsivo e come è stato poi messo in atto;
  • Lo studio e la valutazione del comportamento della persona rispetto a diverse situazioni sociali classiche sia positive che negative, e come la persona pensa di reagire alle stesse. 

Per il reo la commissione del reato ha una sua logica intrinseca, poiché esso corrisponde ad un suo bisogno. Il colloquio criminologico ha fini valutativi e l’oggetto della perizia è il giudizio diagnostico che si fa rispetto al perché e al come è stato commesso un certo tipo di reato.

È importante capire il nesso causale e quindi la logica criminosa poiché tutto questo ci permette di avere un punto di vista rispetto al ragionamento che si fa il reo. 

Se il reo ci porta una determinata causa effetto possiamo anche provare ad immaginare in una situazione futura se dovesse ripresentarsi un contesto simile, essendo la causa effetto forte, il soggetto potrebbe commettere lo stesso tipo di azione.

La causalità ci permette di entrare nel ragionamento del criminale non per giustificare la sua logica ma per comprenderla.

Dott.ssa Jessica Grecchi

Bibliografia

M. Strano (2003), Manuale di criminologia clinica, SEE Società Editrice Europea di Nicodemo Maggiulli &C snc, Firenze. 

Vrij A., Caso L. (2009), L’interrogatorio giudiziario e l’intervista investigativa, Il Mulino, Bologna. 

Ponti G. (1999) Compendio di criminologia, Ed. Cortina, Milano.

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