La Sindrome di Munchausen per Procura

 

Nel nostro immaginario comune siamo portati a considerare l’ambiente familiare come il luogo più protetto per un bambino, ma alle volte questo equilibrio viene a spezzarsi e le famiglie si trasformano in luoghi insicuri.

L’abuso all’infanzia viene definito come “qualsiasi comportamento, volontario o involontario, da parte di adulti che danneggi in modo grave lo sviluppo psicofisico e/o psicosessuale del bambino”. 

È importante sottolineare che la violenza sui minori non riguarda solo casi di maltrattamento e abbandono, talvolta infatti può essere considerato reato anche “l’eccesso di cura”, nel momento in cui esso impedisce la crescita spontanea del bambino non rispettando i suoi bisogni.

Questa particolare forma di violenza celata si configura in una malattia psichiatrica e comportamentale, nota come la Sindrome di Münchhausen per procura. Essa viene inquadrata all’interno del DSM-5 nella categoria nosografica dei Disturbi Fittizi, e rinominata come “Disturbo Fittizio provocato da altri”.

 Il termine è stato utilizzato per la prima volta nel 1977 dal pediatra inglese Roy Meadow, per indicare quei genitori che simulano o inducono in modo sistematico sintomi ai propri figli, al solo scopo di attirare l’attenzione su di sé. 

I soggetti colpiti nella maggior parte dei casi sono le madri che provocano una malattia nei confronti del bambino, esponendolo ad accertamenti ed interventi che finiscono per danneggiarlo e, in casi estremi, ucciderlo. 

I metodi attraverso cui viene messa in atto la malattia sono differenti: 

  • Enfatizzare un banale malessere, tanto da descriverlo come un sintomo molto grave, o inventare totalmente uno o più disturbi;
  • Manipolare i risultati di un test di laboratorio, con l’intento di far credere che sia in atto una certa malattia. 
  • Ridurre la quantità del cibo fornito alla vittima, con l’intento di farle perdere peso e indurre uno stato di malnutrizione;
  • Intossicare la vittima mediante la somministrazione segreta, per esempio tramite il cibo o le bevande, di farmaci o sostanze nocive per la salute dell’organismo umano;
  • Dall’iniezione di feci, urina, saliva, all’avvelenamento con insetticidi ed erbicidi.

La motivazione di tale comportamento è godere del supporto e dell’affetto che la gente rivolge loro a causa dei problemi del figlio.

Secondo la Cleveland Clinic, un rinomato centro medico accademico statunitense, almeno 1.000 dei 2,5 milioni di casi di abuso minorile, negli Stati Uniti, sono connessi al fenomeno della Sindrome di Münchausen per procura.

Alla base di questa patologia c’è sempre un’insicurezza di fondo rispetto a quella che è la vita delle madri affette, e la possibilità piuttosto diffusa di essere state loro stesse vittime di abusi nell’infanzia da parte di familiari. 

Tra i fattori più comuni ritroviamo un sottostante disturbo di personalità che può essere di tipo narcisistico, manifestato con il costante bisogno di approvazione e ammirazione, derivante da una bassa autostima e forte senso di inadeguatezza.

La figura del padre solitamente è assente, o qualora fosse presente talvolta viene visto come una minaccia, spesso dando origine al declino della coppia.

Si tratta di una forma di violenza nascosta e difficile da accertare perché le madri appaiono totalmente lontane dall’immagine di madre abusante, al contrario, si mostrano attente, preoccupate per la salute dei propri figli, e molto collaborative con il personale sanitario.                         Da un punto di vista criminologico, questa sindrome implica pianificazione, temporalità e monitoraggio. 

Le conseguenze per le vittime di Sindrome di Munchhausen per procura sono drammatiche.

Il bambino con il passare del tempo tenderà ad adeguarsi passivamente alla sintomatologia procuratagli dal genitore, arrivando a convincersi di possedere realmente la malattia che gli è stata attribuita, e questo andrà a compromettere in modo significativo il suo sviluppo psicofisico.

Sul piano psicologico la vittima presenterà, in fase adolescenziale e successivamente in età adulta, problemi di autostima, difficoltà di adattamento e una forte paura del futuro, spesso mettendo in atto tentativi di suicidio, o condotte a rischio come l’abuso di alcool o sostanze.

Tra le possibili conseguenze ritroviamo anche la vittima che diventa carnefice nel momento in cui scopre di essere stata soggiogata. È la triste storia di Gipsy Rose Blanchard, una bambina ingannata dalla madre affetta dalla sindrome di Munchausen per procura, dalla quale è riuscita a sfuggire solo attraverso l’uccisione della donna che abusò di lei fin da quando era piccola.

Dopo l’arresto di Gipsy, in un’intervista rilasciata nel 2018 le sue parole furono:

In prigione mi sento più libera di come mi sentirei se fossi ancora con mia madre perché adesso posso vivere come una donna normale”

L’amore, se vissuto in modo disfunzionale può diventare una vera e propria dipendenza, e tale dipendenza può sfociare in una vera e propria ossessione, con conseguenze letali sia per la vittima che per il carnefice.

Dott.ssa Jessica Grecchi

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Bibliografia e Filmografia

Gypsy Revenge, di Jesse Vile, Stati Uniti, 2018.

Perusia G., La famiglia distruttiva. MSbP, sindrome di Munchausen per procura, Centro Scientifico Editore, 2007. 

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