How To Get Away With Murder: come funziona un processo?

How to get away with murder, la cui traduzione italiana è “Le regole del delitto perfetto”, è una serie televisiva americana, creata da Peter Nowalk e Shonda Rhimes. Fin da subito ha suscitato un grande interesse nel pubblico, vincendo anche diversi premi nel corso delle varie stagioni, tra cui un Emmy alla protagonista Viola Davis, oltre che una candidatura ai Golden Globe per la stessa come migliore attrice in una serie drammatica.

La trama ruota attorno alla vita professionale e personale di Annalise Keating, avvocato di grande successo e docente di diritto penale all’università, dei suoi studenti e collaboratori. Nonostante l’avvincente trama principale che collega tutte le sei stagioni con una suspense continua, ogni puntata tratta di un differente caso giuridico in cui Annalise e i suoi devono difendere l’accusato. 

Insieme agli studenti del corso di legge entriamo in tribunale dove impariamo come fare a distruggere un testimone alla sbarra e quali sono i trucchi del mestiere. Grazie, infatti, agli insegnamenti della professoressa e alla sua capacità di vincere ogni processo anche quando il suo assistito è colpevole, i ragazzi si ritrovano in un vortice di omicidi dal quale riescono ad uscirne quasi indenni (almeno dal punto di vista giuridico, mentre gli effetti psicologici arriveranno nel corso delle varie puntate), in quanto sanno cosa fare e come farlo per non essere accusati.

Inoltre, possiamo osservare come avvengono le udienze a porte chiuse e l’importanza dell’organo della giuria. La scelta di questa è, infatti, molto importante in quanto quello che insegna Annalise ai suoi alunni è che basta riuscire a far leva sui sentimenti dei dodici giurati per vincere! 

Naturalmente la realtà è molto più complessa di quanto può essere presentato nella serie tv.

Infatti, nonostante il processo americano e quello italiano siano entrambi accusatori e gravi, pertanto, sull’accusa l’onere di dover dimostrare la colpevolezza dell’imputato, sussistono grandi differenze.

Il processo italiano, per esempio, focalizza come essenziale per una decisione giusta l’accertamento della verità mentre, per contro, il sistema di Common Law mira ad assicurare un “Fair Trial”, ovvero regole del gioco uguali per le parti e una procedura garante della naturale selezione delle forze.

Più precisamente, come viene correttamente rappresentato nella serie televisiva, il processo penale americano prevede la partecipazione di una Giuria composta da cittadini della comunità territoriale, previo contraddittorio dell’accusa e della difesa per la scelta dei singoli giurati, organo non presente nel sistema italiano dove, quando si agisce con la presenza dei giudici popolari, è il Tribunale a convocarli.

Parimenti, in America non esiste la possibilità di ricorrere al rito abbreviato proprio perché il giudizio deve basarsi sulle prove prodotte in aula, suscettibili di limiti di ammissibilità e  di rilevanza, e il Giudice deve garantire sia il rispetto della procedura sia l’uguaglianza dei poteri conferiti alle parti, senza lasciarsi influenzare da fattori irrazionali, mantenendosi, pertanto, fedele alla legge e stabilendone la verità. 

In ogni caso, l’eventuale colpevolezza viene valutata dalla Giuria!

A prescindere dalla presenza della Giuria, le sostanziali critiche che la maggioranza muove al sistema penale italiano sono la mancanza della possibilità di rilascio anticipato dell’imputato per cauzione, il sovraffolamento delle carceri, la mancanza di certezza della pena e della celerità del giudizio, nonché la presenza di troppe leggi e possibilità interpretative.

Per contro, i favori che vengono evidenziati nel sistema italiano sono sia la mancanza della pena di morte, condanna atroce che negli Stati Uniti è applicata stato per stato, conformemente alla cultura d’origine, sia il fatto che le figure di procuratori e giudici non sono cariche elettive.

Appare evidente come la soluzione migliore sarebbe quella di prendere spunto dal sistema penale americano in merito all’efficienza e alla celerità giudiziaria, non trascurando, però, la compassione e la comprensione della possibilità di cambiamento del condannato, quale è, per l’appunto, la rieducazione del detenuto, fine ultimo del sistema penale italiano.

Dott.ssa Angelica Merencarini                                    

Dott.ssa Cecilia Gerbotto

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