Criminalità e psicoanalisi

Alcuni comportamenti criminali possono essere interpretati dalla psicoanalisi. 

Premettendo l’esistenza delle tre componenti descritte da Freud che costituiscono l’apparato psichico (Es, Io, Super-Io), la criminalità secondo alcuni autori deriva dall’incapacità di controllo delle impulsività da parte del Super- Io e, in particolare, da una carenza esistente nel Super -Io che non riesce a controllare adeguatamente le pulsioni dell’Es. 

Alexander e Staub (1929), descrivono le situazioni che possono verificarsi:

  1. La normalità quando il Super Io ha il pieno controllo sulle pulsioni istintualità dell’Es; 
  2. la delinquenza fantasmatica, quando il Super Io non impedisce all’aggressività di sfociare in condotte criminose e l’Io disloca l’antisocialitá sul piano della fantasia, ad esempio, nel l’identificazione del criminale durante la visione di un film;
  3. la delinquenza colposa, quando il Super Io impedisce che l’aggressività si trasformi in violenza volontaria sulle persone, ma non riesce a impedire che l’Io sposti l’aggressività verso condotte poco prudenti che provocano ugualmente offesa o danni;
  4. la delinquenza nevrotica, quando nonostante il Super Io abbia provato a rinunciare al controllo dell’antisocialità, questa si realizza ugualmente per eliminare la tensione di profondi conflitti psichici. La cleptomania ne è un esempio;
  5. la delinquenza occasionale o affettiva, in cui un’occasione particolare o una motivazione emotiva o passionale creano un momentaneo squilibrio del controllo del Super Io;
  6. la delinquenza normale, quando il controllo del Super Io è totalmente assente e l’Io può tranquillamente realizzare pulsioni aggressive e antisociali. Questo è l’unico caso in cui non si svilupperà senso di colpa perché è lo stesso Super Io a delinquere. Dunque, l’adeguamento alla vita sociale sembra avvenire in funzione dell’efficienza del Super-io, il quale può essere anomalo, debole o del tutto assente. 

Altre importanti interpretazioni di matrice psicoanalitica sono state utilizzate al fine di comprendere la criminogenesi (il perché del comportamento criminoso) e la criminodinamica (il come). La struttura dell’istanza superiore può essere compromessa dal rapporto con le figure significative. Assenza o lontananza dei genitori, genitori iperoccupati, autoritari, iperprotettivi, indifferenti, anaffettivi, sono stati indicati come causa di disturbo nella formazione del Super-io così da favorire la condotta criminosa. Inoltre, l’identificazione con figure parentali antisociali può concorrere alla formazione di un Super Io criminale.

La psicoanalisi ha individuato un meccanismo reattivo associato alla immaturità affettiva, ovvero l’acting-out (passaggio all’atto). Tale modalità impulsiva si configura come un comportamento mirante a risolvere l’ansia, particolarmente quella derivante da eccesso di frustrazione, con una condotta deviante: molti comportamenti criminali, specie nei giovani, assumono il significato di azioni realizzate come compenso di gravi carenze affettive o materiali. Questo meccanismo è all’origine di reati di tipo aggressivo e può concretarsi anche in furti commessi per liberarsi da tensioni interiori.

Anche la bassa soglia di tolleranza alla frustrazione viene associata all’ immaturità. Quanto più bassa è la tolleranza alla frustrazione di un soggetto tanto più facilmente egli sarà indotto a reagire con aggressività o con impulsività, alla frustrazione stessa. 

Secondo Musatti (1916), molti autori di reati contro la persona sono caratterizzati dall’incapacità di identificarsi con il prossimo e di condividere il dolore dell’altro come fossero propri. Sarebbe proprio la mancanza di empatia a non consentire di controllare la violenza. L’autore classifica le condotte criminose violente in funzione di questo parametro:

  • Deficienza globale di identificazione con l’oggetto dell’impulso aggressivo (per incapacità generica di identificazione o per abnorme accentuazione biologica dell’aggressività o per uno stato di necessità di fronte a fini non differibili come per la legittima difesa);
  • Identificazione soltanto parziale in base al fatto che determinanti valori morali non sono veramente condivisi (sottoculture violente o bande giovanili distruttive);
  • Processi di identificazione particolari, attraverso i quali la passività alla violenza si converte in attività (frustrato\frustatore).

Secondo lo psichiatra Romolo Rossi (2205), l’aggressività è la risposta ad un’antica ferita psicologica, a un’ingiustizia subita in passato e vissuta come intollerabile. La mancanza dell’elaborazione mentale davanti all’emergenza della pulsione condurrebbe al comportamento esplosivo come unica soluzione per scaricare la tensione interna. Conoscere tali dinamiche e mettere in atto alcune strategie cognitive può aiutare a contenere o a modificare l’aggressività.

Le teorie psicoanalitiche delle condotte criminali hanno il merito di approfondire importanti dinamiche psicologiche sottostanti al comportamento criminale. Tuttavia, presentano alcuni limiti che hanno portato ad aspre critiche. 

Tra questi vi è la visione estremamente deterministica della personalità in base alla quale il criminale viene descritto come un soggetto sempre disturbato psicologicamente. Ne consegue il rischio di deresponsabilizzare lo stesso poiché appare come vittima dei propri istinti incontrollabili in quanto soggetto affetto da un qualche disturbo psicopatologico.

Dott.ssa Maria Grazia Patti

BIBLIOGRAFIA

Alexander Franz- Staub Hugo (1948). Il delinquente e i suoi giudici. Uno sguardo psicanalitico nel campo del diritto penale. Prefazione e traduzione dal testo originale del Dott. Pietro Veltri, Giuffrè 

Patrizi Patrizia (2011). Psicologia della devianza e della criminalità. Teorie e modello di intervento. Carocci

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