La riprova sociale come spiegazione del massacro di Jonestown

 

Il 18 novembre 1978, oltre novecento membri del gruppo soprannominato “Il Tempio del popolo” si suicidarono in massa nella giungla della Guyana. L’autore del massacro, Jim Jones, durante tutta la durata del suicidio continuò a ripetere come la morte non fosse altro che una grande prova per tutti, e che si sarebbero incontrati altrove, in un mondo migliore. 

Barresi F. (2006) colloca questo movimento all’interno delle sette religiose criminali, come tipico esempio di una setta che cela dietro un’apparenza lodevole, comportamenti immorali di violenza e corruzione, fino ad arrivare alla follia collettiva.

La storia parte nel 1955 nello stato americano dell’Indiana, quando il Reverendo Jim Jones, a seguito di un’infanzia estremamente solitaria, decise di prendere in affitto una chiesa dove poter diffondere i suoi ideali di religiosità e fratellanza razziale. Iniziò così ad attirare l’attenzione su di sé da parte di persone che erano emarginati, ex carcerati, vittime di razzismo, e nel 1956 decise di inaugurare la sua nuova chiesa denominata “Il Tempio del popolo”, adottando lo stile della guarigione con la fede, con l’obbiettivo di includere quanti più seguaci possibili. 

Si presentò fin da subito come un predicatore piacevole disposto ad ascoltare le persone, faceva discorsi su un nuovo mondo da creare in cui non vi erano i problemi legati alla vita quotidiana, affascinando chi voleva dimenticare la realtà sociale di tutti i giorni. 

Il clima che si respirava dentro la setta era di assoluta dipendenza e devozione, in quanto aveva privato gli adepti dei loro averi personali, non lasciandogli alcuna scelta di fuga. 

A seguito delle accuse di promiscuità sessuale e di attività politiche segrete, nel 1977 decise di spostare il movimento nella giungla della Guyana, fondandovi la nuova comunità di Jonestown.

Ma la situazione iniziò a non essere molto chiara: i contatti con i famigliari venivano stroncati, c’erano guardie armate che facevano il giro del villaggio e le persone non potevano uscire, lavoravano la terra tutto il giorno. 

Il 17 novembre 1978 il deputato Leo Joseph Ryan arrivò a Jonestown avendo già sentito da oltre un anno parlare del Tempio del Popolo, e dei racconti delle violenze perpetrate al suo interno. 

Fin da subito, infatti, il tono del Deputato fu abbastanza ostile nei riguardi della comunità, ma ciò non giustificò l’uccisione insieme ai suoi accompagnatori mentre prendevano l’aereo che li avrebbe riportati a casa. 

Subito dopo l’attacco, il reverendo Jim Jones convocò un’assemblea generale con i suoi seguaci, durante la quale chiese ai membri del movimento di effettuare un suicidio di massa per la gloria del socialismo. La maggior parte dei seguaci, tra cui anche bambini, si suicidarono ingerendo una bevanda aromatizzata con del Flavor-Aid, al sapore di uva, contenente il cianuro. 

Tutti gli adepti si misero in fila e uno ad uno bevvero il cocktail mortale, con il suono della voce di Jones che amplificata dai microfoni incitava al sacrificio per poter vivere per sempre nella loro terra promessa. Chi non eseguì l’ordine fu abbattuto a colpi di arma da fuoco, mentre gli ultimi rimasti in vita, tra cui lo stesso Jim Jones e la moglie, si suicidarono con un colpo di revolver. 

Il massacro di Jonestown è stato definito come uno dei casi che corrisponde alla definizione di delirio collettivo, propagatosi a causa dell’effetto massa.

Lo psicologo americano Robert Cialdini nel suo libro Le armi della persuasione (1995), fornisce un’interpretazione di come sia riuscito un solo uomo ad indurre oltre novecento persone alla morte, attraverso l’analisi di una delle tecniche di persuasione da lui formulate, la riprova sociale. 

La riprova sociale prevede che uno dei mezzi che usiamo per decidere cos’è giusto, è cercare di scoprire che cosa gli altri considerano giusto: siamo portati a valutare il comportamento delle persone che ci circondano, e quando lo riteniamo corretto in base al contesto, di norma tendiamo a imitarlo. Questo principio si presenta facilmente nei casi in cui la situazione è ambigua, poiché è qui che tendiamo a guardare il comportamento altrui e lo prendiamo per buono. 

All’interno dei movimenti settari la conformità nel vestire, nel parlare e nei comportamenti, porta l’individuo a credere che solo quello che accade all’interno dell’organizzazione sia vero, e che solo grazie all’imitazione di quello che sostiene il leader si potrà raggiungere la beatificazione.

Una spiegazione che merita attenzione, afferma Cialdini, fu formulata da Louis Jolyon West, psichiatra e specialista nello studio delle sette, che poté osservare la comunità per otto anni prima del suo trasferimento nella Guyana. Secondo quanto da lui stabilito il suicidio non sarebbe mai potuto accadere se l’organizzazione fosse rimasta in California. 

Nella giungla al contrario, i membri vivevano totalmente isolati ed estraniati dal resto del mondo, in un paese che non era il loro, fra persone diverse per lingua e costumi. 

Il leader ebbe molto chiaro l’impatto che una mossa del genere avrebbe avuto sui suoi seguaci: da un momento all’altro essi si ritrovavano in un luogo sconosciuto nella foresta tropicale, in cui non vi era nulla che si potesse ricollegare alle loro esperienze precedenti.

I membri disorientati trovavano quindi modelli da imitare solo fra gli altri membri della comunità. 

Attraverso questa analisi diventa più comprensibile dare una spiegazione alla calma e all’assenza di panico che caratterizzava queste persone in fila per la loro morte: erano stati convinti dalla riprova sociale che il suicidio era il comportamento giusto. 

Le ultime parole di Jones furono: “La morte è un milione di volte preferibile al trascorrere altri giorni di questa vita. Se sapeste cosa vi aspetta, sareste contenti di fare l’ultimo passo questa notte.”

Il massacro di Jonestown, fino agli attacchi alle Torri Gemelle, è stato l’evento che ha visto morire il maggior numero di cittadini americani in tempo di pace, per cause diverse da quelle naturali, climatiche o geologiche.

Dott.ssa Jessica Grecchi

Bibliografia

Barresi F., Sette religiose criminali. Dal satanismo criminale ai culti distruttivi, Roma, Edup, 2006.

Cialdini R.B., Le armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire di sì. Firenze, Giunti Psychometrics, 2015.

Pellegrino A., Bassi S., Esposito F.P., Indagare l’occulto. Fondamenti di criminologia clinica e giornalismo investigativo applicati all’esoterismo, Milano, Libraio editore, 2019.

Pozzi E., Il carisma malato. Il People’s Temple e il suicidio collettivo di Jonestown. Napoli, Liguori, 1992.

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