IL TRAUMA ATTRAVERSO GLI ANNI: Il Mostro di Firenze e il Giallo di Sollicciano

10 dicembre 2020, terreno agricolo tra la superstrada Fi-Pi-Li (Firenze-Pisa-Livorno) e il carcere di Sollicciano.

Il proprietario del terreno, un anziano agricoltore fiorentino trova una valigia e, una volta aperta chiama in stato di shock il 112… dentro la valigia ci sono infatti dei resti umani in stato di decomposizione.

11 dicembre 2020, terreno agricolo tra la superstrada Fi-Pi-Li (Firenze-Pisa-Livorno) e il carcere di Sollicciano.

Nella mattinata, i carabinieri, durante un sopralluogo, trovano un’altra valigia, a 70 metri circa dalla precedente. Questa contiene i resti degli arti inferiori, maschili. Il primo pensiero è che siano le parti mancanti del corpo occultato trovato il giorno precedente

14 dicembre 2020, terreno agricolo tra la superstrada Fi-Pi-Li (Firenze-Pisa-Livorno) e il carcere di Sollicciano.

A 100 metri dal primo cadavere è stata trovata un’altra valigia, contenente i resti degli arti superiori (ossa del tronco, della testa e delle braccia) di una donna

16 dicembre 2020, terreno agricolo tra la superstrada Fi-Pi-Li (Firenze-Pisa-Livorno) e il carcere di Sollicciano.

Affiora dal campo una quarta valigia: contiene la parte mancante dell’uomo, una gamba.

Sollicciano è un quartiere della periferia ovest di Firenze, noto per la presenza del carcere giudiziario omonimo. Siamo a Firenze, la città che dal 1968 al 1985 ha dovuto affrontare l’incubo del Mostro di Firenze, e non appena si sente parlare di un ipotetico serial killer che fa a pezzi le sue vittime e le chiude in delle valige, il pensiero va subito a quel periodo buio. 

Era il 21 agosto 1968, quando Antonio Lo Bianco e Barbara Locci, due amanti appartati in macchina vicino al cimitero di Signa (comune della città metropolitana di Firenza) vengono uccisi da otto colpi sparati da distanza ravvicinata. Da quel momento, nei diciassette anni seguenti vengono eseguiti otto omicidi duplici, tutti con stesso modus operandi e mezzi costanti (venne infatti sempre usata la stessa arma da fuoco, una beretta calibro 22, con diametro 5,6 mm, di serie 70). L’arma fu identificata tramite lo studio balistico dell’omicidio, che ha portato all’arresto di Pietro Pacciani e i “compagni di merende”.

Le indagini effettuate a Sollicciano hanno identificato i cadaveri uccisi nella coppia dei coniugi albanesi Sheptim e Teuta Pasho, scomparsi nel 2015. La coppia si trovava a Firenze, nei pressi di Sollicciano, per stare vicina al figlio Taulant, detenuto nel carcere lì presente per crimini di droga.                                                               Le indagini sono ancora in corso, anche se ormai le autorità pensano si sia trattato di un omicidio commesso dal figlio Taulant, la fidanzata Elona Kalesha e il fratello di questa, Denis. Sono molte, infatti, le segnalazioni che fanno ipotizzare la colpevolezza degli imputati.

Le due tipologie di omicidio che hanno colpito la città di Firenze a distanza di 35 anni, non hanno somiglianza tra loro, se non che ad essere uccisi sono un uomo e una donna; ma questo non ha desistito a far riemergere il terrore del Mostro. 

Prendiamo un attimo in considerazione il concetto di TRAUMA CULTURALE, elaborato dal sociologo Alexander Jeffrey. Egli considera il trauma come uno “status che alcuni eventi raggiungono soltanto dopo essere passati attraverso il trattamento interpretativo di specifiche cerchie sociali, i cui risultati devono essere, in seguito, accettati e condivisi da fasce sempre più ampie di popolazione”. Stando alla definizione del sociologo, il trauma può anche rappresentare un’intera comunità, che, a partire dal piccolo nucleo di coloro che hanno sperimentato in prima persona l’evento traumatico si estende ai vari livelli della società. 

Esempi di questo fenomeno possono essere l’attacco alle Torri Gemelle, l’Olocausto e l’attuale situazione in cui stiamo vivendo, la pandemia da Covid-19. Ogni singola vicenda ha unito il mondo intero nel dolore, e tutte le persone hanno sperimentato una vicinanza gli uni agli altri: hanno vissuto lo stesso trauma. 

Quando un evento negativo colpisce un’intera comunità, questa reagisce comportandosi come un tutt’uno, un qualcosa di più della semplice somma delle parti. Questa unione può anche creare una Resilienza Comunitaria; i vari membri della società, infatti, si uniscono per cercar di far fronte in modo positivo ad eventi traumatici, riorganizzandosi. 

Negli anni in cui i fiorentini sono stati terrorizzati dal mostro di Firenze, possono aver sperimentato un trauma a livello collettivo, a causa della paura costante che essi sperimentavano.

Il trauma, infatti, è un’esperienza che sovrasta le risorse personali, una risposta normale ad un evento anormale. Se l’evento sopracitato ha rappresentato un trauma per la comunità, il richiamo a un qualcosa di simile, anche se non uguale, può aver fatto riaffiorare vecchi ricordi e sentimenti. 

Secondo Pierre Janet, pioniere nello studio del trauma e della dissociazione, esiste quella che lui definisce riattualizzazione traumatica, che avviene nel momento in cui traumi non completamente superati si ripetono. Questa rievocazione del trauma originario avviene attraverso dei TRIGGER, attivatori sensoriali che riattivano la risposta postraumatica riportando la persona nel momento esatto in cui questo è stato vissuto la prima volta. 

Risulta essere chiaro il motivo per cui differenti eventi, che apparentemente non hanno niente in comune, possono evocare le stesse sensazione nelle persone. La paura che i fiorentini possono aver sperimentato a dicembre 2020 è leggibile come un trigger, che ha rievocato la vecchia ferita del trauma originario: il mostro di Firenze.

Dott.ssa Angelica Mencarini

Fonti: 

https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/12/10/news/firenze_resti_umani_dentro_una_valigia_vicino_a_sollicciano-277834344/

https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/12/11/news/firenze_trovata_una_seconda_valigia_con_resti_umani-277933480/

https://sociologiaitaliana.egeaonline.it/it/21/archivio-rivista/rivista/3342757/articolo/3342775

Alexander, J.A. (2003), The Meanings of Social Life. A Cultural Sociology, Oxford, Oxford University Press.

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