OLESYA e DENISE: l'oblio di una identità perduta

Negli ultimi giorni molte persone sono state con il fiato sospeso nell’attesa di scoprire se Olesya Rostova fosse effettivamente Denise Pipitone. Purtroppo, il gruppo sanguigno della ragazza russa non corrisponde a quello di Denise, di conseguenza non è concepibile attribuire la medesima identità alle due ragazze! Nell’ultima settimana sono state azzardate molte congetture sull’argomento, in particolare ci siamo chiesti se fosse possibile che Olesya avesse dimenticato totalmente la sua vita prima del presunto rapimento.           

La risposta proviene dagli studi effettuati nel campo della Neurologia, che, con il fenomeno della Plasticità Neurale, spiega come possa modificarsi la struttura del nostro cervello.        

È dunque plausibile che Olesya Rostova possa aver dimenticato ciò che è successo nei primi anni della sua vita, sia in relazione alla tenera età, sia al trauma subito.

Ma cos’ è il Trauma?

Il Trauma è un evento negativo che incide sulla vita della persona, disorientandola.

Da un punto di vista neurologico è caratterizzato da un aumento del volume dell’amigdala (struttura adibita al controllo delle emozioni) e un restringimento dell’ippocampo (coinvolto in alcuni processi cognitivi come la memoria e l’apprendimento). Questo avviene in quanto, lunghi periodi di esposizione al cortisolo (il cosiddetto “Ormone dello Stress”) danneggiano le cellule dell’ippocampo, riducendone le dimensioni e interferendo con le funzioni di memorizzazione e recupero delle memorie già immagazzinate. Vari studi di neuroimaging hanno dimostrato questa particolare anatomia nel cervello delle persone traumatizzate.

Ma come è possibile che le cellule si modifichino?

Grazie alla Plasticità neurale e sinaptica.

L’esperienza infatti modifica il cervello, apportando cambiamenti e modificazioni alle sinapsi (connessioni tra due neuroni). I Circuiti Neurali inizialmente si formano su base genetica, poi si modificano in funzione dell’esperienza, grazie alla Neuroplasticità. Esiste anche un altro tipo di plasticità, quella Sinaptica, che apporta cambiamenti in contatti sinaptici già esistenti, formandone di nuovi o eliminandoli.

Il motivo per cui noi apprendiamo qualcosa di nuovo e ci ricordiamo di questo è poiché c’è stato un cambiamento a lungo termine dell’efficacia sinaptica in una specifica area cerebrale che fa parte del sistema di aree cerebrali alla base di quel tipo di memoria. 

Di conseguenza possiamo dedurre che, nel momento in cui subisco un grosso stress, le cellule del nostro cervello subiscono un cambiamento e possono addirittura portarmi a dimenticare quello che è accaduto o a creare delle false memorie. 

Tutto ciò deriva dalla straordinaria capacità del nostro cervello di modificarsi ogni volta in risposta ad eventi di vario tipo, sia positivi che negativi.

Ci sono dei momenti della nostra vita in cui siamo più suscettibili a questi cambiamenti?

La risposta è senza alcun dubbio SI’! 

Esistono infatti i “periodi critici” dello sviluppo, nei quali è più facile che avvenga la modificazione dei circuiti nervosi. Ad esempio, l’amnesia infantile, cioè l’incapacità di mantenere i ricordi a lungo termine, è causata da un’immaturità dell’ippocampo. Questa struttura cerebrale nell’uomo non matura prima dei 5-6 anni di vita.            Durante il periodo critico l’ippocampo immaturo è altamente sensibile all’esperienza fornita dall’ apprendimento, più che in età successive. Ha dunque maggiore plasticità.  

Inoltre, dobbiamo sottolineare il fatto che un qualunque fattore di stress o un trauma possono generare quello stato della coscienza che viene definito “Iperarousal”

Per spiegare il significato di questo termine è opportuno soffermarsi sul concetto di “Finestra di Tolleranza”, sviluppato da Daniel Siegel nel 1999. Egli definisce questa come “quel range all’interno del quale le diverse intensità di attivazione emotiva e fisiologica possono essere integrate senza interrompere la funzionalità del nostro sistema” (N. Cinotti, 2012).                        Nel momento in cui si presenta un evento traumatico, si sviluppa un’alternanza di iperarousal e ipoarousal, entrambi disfunzionali. 

Nello stato di iperarousal, ho l’attivazione del Sistema Simpatico, l’aumento della risposta del Sistema Nervoso Autonomo e un aumento generale delle sensazioni; è presente una sensazione continua di ipervigilanza, ansia e percezione di minaccia o pericolo. Si manifesta poi una disorganizzazione dell’elaborazione cognitiva (pensiero rigido/caotico, scarso giudizio, pioggia di pensieri e comportamenti ossessivi, emozioni o immagini intrusive, terrore e reattività emotiva). Potrebbe inoltre portare ad un’esagerazione nel ricordo di stimoli, ad uno stato di dissociazione o amnesia retrograda                                                                            

Lo stato di ipoarousal invece attiva al contrario il sistema parasimpatico ed è caratterizzato da una difesa passiva.

Uno studio ha infatti evidenziato una correlazione tra avversità infantili e sintomi dissociativi (S. Rafiq ,C. CampodonicoF. Varese,2018).

Questi studi dimostrano che da un punto di vista Neurologico è possibile modificare la nostra memoria in risposta ad un trauma o una situazione stressante

Sarebbe stato dunque plausibile che Olesya e Denise fossero la stessa persona, nonostante la mancanza di ricordi della prima infanzia.

Purtroppo, questa non è la verità, ma sebbene alla fine di questa storia non sia presente un “Vissero Felici e Contenti” manteniamo la speranza che Denise possa ancora essere da qualche parte e che possa tornare presto ad abbracciare i propri genitori.

Dott.ssa Angelica Mencarini

FONTI:

https://nicolettacinotti.net/la-finestra-di-tolleranza-ovvero-la-capacita-di-modulare-lattivazione/

Rafiq  S., Campodonico C.,  Varese F. (2018). The relationship between childhood adversities and dissociation in severe mental illness: a meta-analytic review. Acta Psychiatr Scand. 138(6):509-525